logolendbianco1

L’anno scolastico 2008/2009 si è concluso con l’approvazione da parte del Consiglio dei dello schema di regolamento sul riordino degli istituti tecnici e professionali cui ha fatto seguito quello relativo ai licei. Il ministro ha presentato questi provvedimenti come la “riforma della secondaria di secondo grado”. Il suo avvio è previsto per l’a.s. 2010/2011. 

Ribadiamo con forza che noi di lend riteniamo indispensabile una riforma del nostro sistema di istruzione. Condividiamo anche le analisi di chi afferma che nella scuola italiana oggi ci siano sprechi da eliminare. Ma, al tempo stesso, rifiutiamo un progetto di non riforma che risponde al solo criterio del risparmio a tutti i costi. E che si tratta di una semplice manovra di contenimento della spesa e non della tanto necessaria riforma della secondaria di secondo grado lo si capisce subito. Basti pensare che, nell’anno scolastico 2010/11 – anno di avvio della riforma e, per coincidenza o ironia della sorte, anno della verifica del raggiungimento degli obiettivi della Strategia di Lisbona -, l'applicazione del nuovo ordinamento riguarderà non solo le classi prime ma anche le seconde (nei licei e nei tecnici) con la previsione, nei tecnici, della riduzione dell'orario settimanale da 36 a 32 ore anche nelle classi terze e quarte; queste classi, però, continueranno a seguire i vecchi ordinamenti. Questo significherà imporre agli studenti che, nel corso dell’anno scolastico 2008/09, avevano scelto la vecchia organizzazione curricolare di cambiare in corso d'opera modelli organizzativi e programmi di studio.

Sui giornali, l’approvazione di quella che viene definita come la riforma della scuola superiore ha fatto parlare alcuni, tra le altre cose, di potenziamento dell’insegnamento delle lingue. In realtà, non è così!

Non solo non ci saranno più lingue nella secondaria di secondo grado, ma ci sarà anche meno inglese. Per quanto riguarda i licei, la seconda lingua straniera sarà insegnata – tra le materie obbligatorie – solo nel liceo linguistico e nel liceo delle scienze umane. Il numero delle ore di inglese risulta ridimensionato nei licei. Al liceo scientifico, la previsione oraria ci fa prevedere un monte ore settimanali di tre ore per cinque anni; attualmente al liceo scientifico, si studia inglese per 3 ore settimanali in prima, terza e quarta e per 4 ore settimanali in seconda e in quinta. Il tutto equivale ad una contrazione di 66 ore nel quinquennio. Per quanto riguarda il Liceo Classico, la sperimentazione in corso ha introdotto la lingua straniera anche al liceo per tre ore alla settimana. La riforma prevede un taglio di complessive 99 ore sul triennio con una riduzione di ore da tre a due nel quadro orario settimanale. Anche al liceo delle Scienze Umane il quadro orario prevede due ore di inglese alla settimana nel triennio. Negli istituti tecnici l’inglese è presente negli indirizzi del settore economico e tecnologico per cinque anni e complessive 99 ore all’anno. La seconda lingua straniera è prevista nel curricolo obbligatorio nell’indirizzo “amministrazione, finanza, marketing” e la terza lingua nel triennio dell’indirizzo “turismo” con la sola possibilità per tutti gli altri “istituti tecnici del settore economico di prevedere, nel piano dell’offerta formativa, attività e insegnamenti facoltativi di ulteriori lingue straniere nei limiti del contingente di organico loro assegnato ovvero con l’utilizzo di risorse comunque disponibili per il potenziamento dell’offerta formativa.” Negli Istituti professionali si studia inglese per cinque anni per un totale di 99 ore all’anno, mentre la seconda lingua straniera è prevista nei servizi socio-sanitari, nei servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera e nei servizi commerciali.

Noi di lend continuiamo a ritenere che il dibattito sul numero di ore di lingua straniera nei quadri orari sia il meno interessante da un punto di vista culturale oltre che professionale. Tuttavia, riteniamo grave il tentativo in atto di non dire la verità. Nella scuola superiore di domani ci saranno meno lingue e ci sarà anche meno inglese. Nella scuola superiore di domani non si rispetta quanto previsto dall’Europa in materia di politiche linguistiche se si considera la risoluzione del Parlamento Europeo del 24 marzo 2009 dal titolo “Il multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune” (2008/2225(INI)) che raccomanda, tra le altre cose: “agli Stati membri di includere nei programmi scolastici lo studio facoltativo di una terza lingua straniera a partire dal livello della scuola secondaria”.

Infine, riteniamo utile una riflessione sulla propaganda fatta attorno all’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera (CLIL / EMILE) nei curricoli della secondaria di secondo grado. Secondo noi, questa proposta avrebbe dovuto tenere conto di alcune necessità: l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera deve poter essere garantito da docenti di lingua straniera che abbiano acquisito crediti e competenze in una disciplina non linguistica oppure da docenti di disciplina che abbiano un livello pari o superiore a B2 nella lingua di insegnamento. Tutto questo, invece, non è previsto negli schemi di regolamento che recita “Fatto salvo quanto stabilito specificamente per il percorso del liceo linguistico, nel quinto anno è previsto l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato. Tale insegnamento deve essere attivato in ogni caso nei limiti degli organici determinati a legislazione vigente.” A parte poi la poco sensata proposta di offrire un insegnamento CLIL solo nell’ultimo anno.

Perché una modifica diventi innovazione e possa essere motivo di crescita di cittadinanza per tutti occorre studiare, preparare, fare ricerca e, soprattutto, sostenere. Non basta scrivere CLIL perché gli studenti possano sviluppare quella competenza chiave che va sotto il nome di “comunicazione nelle lingue straniere”.

Tutto questo gran furore mediatico intorno alla non riforma delle superiori avveniva mentre, grazie al ricorso che anche LEND aveva presentato al TAR del Lazio, il ministro Gelmini si vedeva costretta alla fine di giungo a rinunciare, almeno per un anno, a quel pezzo di non riforma che tutti chiamano “inglese potenziato”, ovvero la possibilità per le famiglie di scegliere cinque ore di inglese in prima media anziché tre ore di inglese e due di una seconda lingua comunitaria. Che cosa accadrà il prossimo anno dipenderà, in primo luogo, dall’esito del ricorso del Ministero al Consiglio di Stato contro la sospensiva ordinata dal TAR del Lazio oltre che dalla capacità che avremo di far capire quanto sia importante un’educazione plurilingue per tutti.

Anche questa azione – come tutte le nostre iniziative - si inserisce in una politica a favore del plurilinguismo. Lend non è contrario al fatto che si insegni più inglese. Tuttavia, questo non ci sembra sufficiente. Lend vorrebbe che più lingue fossero inserite nel curricolo obbligatorio degli studenti dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Lend vorrebbe che si insegnassero più lingue nella scuola pubblica – che è la scuola di tutti – e non attraverso un buono da spendere in qualche scuola o corso privato.